CPR-SRP 27.09.01 - Linee-guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati: effetti sulla salute e sul comfort ambientale della IAQ

6 - Effetti sulla salute e sul comfort ambientale della IAQ

(Conferenza permanente per i rapporti tra lo stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, accordo 27 settembre 2001)

6.1 - Introduzione

Le patologie aventi un quadro clinico ben definito e per le quali può essere identificato uno specifico agente causale presente nell'ambiente confinato vengono incluse nel gruppo delle cosiddette "Malattie associate agli edifici o Building-related illness (B.R.I.)". Sono comprese le patologie causate da specifici agenti biologici, chimici e fisici (polveri, formaldeide, radon, amianto, ecc.); nel complesso si tratta di effetti sulla salute a carico dell'apparato respiratorio, cute, mucose esposte, sistema nervoso e sistema immunologico, come malattie respiratorie, asma, febbre da umidificatori, alveolite allergica, legionellosi, etc.

Recentemente è stata rivolta una particolare attenzione al possibile rischio di tumori legato alla presenza negli ambienti indoor di composti con dimostrata evidenza di cancerogenicità. I principali cancerogeni che possono essere presenti negli ambienti indoor sono il fumo di sigaretta, il radon e l'amianto; è stato ipotizzato che anche l'inquinamento indoor da composti organici volatili (es. formaldeide, benzene) possa costituire un significativo rischio cancerogeno per i soggetti che trascorrono molto tempo in ambienti confinati e contribuisca in modo significativo al rischio cancerogeno complessivo della popolazione generale.

Tra le patologie determinate dall'esposizione ad agenti indoor, le forme più frequenti comprendono quadri clinici caratterizzati da effetti neurosensoriali che determinano condizioni di malessere, diminuzione del comfort degli occupanti e percezione negativa della qualità dell'aria. In questo contesto la "Sindrome dell'edificio malato o Sick-Building Syndrome (S.R.S.)" viene definita come una sindrome caratterizzata da sintomi che vengono lamentati dalla maggior parte degli occupanti di un edificio.

Un quadro patologico particolare è la "Sindrome da sensibilità chimica multipla o Multiple Chemical Sensitivity syndrome (M.C.S.)" che comprende una sindrome caratterizzata da reazioni negative dell'organismo a agenti chimici ed ambientali presenti a concentrazioni generalmente tollerate dalla maggioranza dei soggetti.

6.2 - Effetti cancerogeni

6.2.1 - Fumo passivo

I primi studi epidemiologici sulla relazione tra tumore polmonare ed esposizione a fumo passivo sono del 1981. Hirayama riportò i risultati di uno studio prospettico condotto su una coorte di 91.540 donne non fumatrici in Giappone: i rapporti standardizzati di mortalità (SMF) per tumore del polmone aumentavano in modo statisticamente significativo con la quantità di sigarette fumate dal coniuge.

Nel 1986, sulla base delle evidenze epidemiologiche disponibili, vennero pubblicati tre rapporti che concludevano che il fumo passivo è una causa del tumore polmonare. L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità concludeva che "il fumo passivo fa aumentare il rischio di cancro". Nello stesso anno, anche due rapporti ammericani, rispettivamente del National Research Council e del Surgeon General, conclusero che il fumo passivo aumenta l'incidenza di tumore del polmone tra i non fumatori.

Nel 1992, l'Environmental Protection Agency (EPA), sulla base di una meta-analisi degli studi pubblicati fino a quel momento, classificò il fumo passivo come carcinogeno di classe A, cioè un carcinogeno umano noto. Complessivamente, l'analisi trovò un rischio significativamente più elevato di tumore polmonare in donne non fumatrici sposate con uomini fumatori. Molti altri studi sono stati pubblicati negli Stati Uniti. Lo studio multicentrico di Fontham e coll. è il più grande rapporto americano ad oggi con 651 casi e 1253 controlli. Lo studio ha messo in evidenza un aumento significativo del rischio relativo complessivo. Dallo studio risultò anche un rischio statisticamente significativo associato ad esposizione al fumo passivo in ambiente lavorativo. Infine, recentemente sono stati pubblicati i risultati di uno studio multicentrico condotto in Europa, coordinato dalla IARC, al quale ha partecipato l'Italia con tre centri (Torino, Veneto, e Roma), che ha confermato l'aumento di rischio per l'esposizione al fumo del coniuge e l'esposizione al fumo passivo in ambienti di lavoro.

6.2.3 - radon e dei suoi prodotti di decadimento

Il radon dà origine ad una serie di prodotti di decadimento, solitamente chiamati prodotti di decadimento del radon o figli del radon. Il radon ed suoi prodotti di decadimento sono stati classificati dallo IARC (International Agency for Research on Cancer, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità) nel gruppo 1 dei cancerogeni, cioè nel gruppo di sostanze per le quali vi è evidenza sufficiente di cancerogenicità sulla base di studi su esseri umani, in questo caso sulla base degli studi su coorti di minatori. Quando il radon ed i suoi prodotti di decadimento vengono inalati, la maggiore dose al tessuto polmonare viene rilasciata dalle radiazioni alfa emesse dai figli del radon, soprattutto quelli liberi o attaccati a particelle di aerosol di piccole dimensioni, mentre il contributo del radon stesso è relativamente piccolo. Il radon, in sostanza, agisce soprattutto come trasportatore e sorgente dei suoi prodotti di decadimento. E' stata evidenziata una relazione lineare tra l'esposizione ai prodotti di decadimento del radon ed eccesso di rischio per tumore polmonare, nonché un effetto sinergico tra esposizione a radon e fumo di sigaretta, la cui entità è alquanto incerta.

Eventuali effetti sanitari del radon diversi dal tumore polmonare non sono sufficientemente comprovati.

6.2.4 - Amianto e altre fibre minerali

E' ormai noto alla comunità scientifica internazionale che l'esposizione a fibre di amianto produce un aumentato rischio di patologie polmonari come pneumoconiosi, cancro del polmone e mesotelioma. In particolare la IARC classifica l'amianto nel gruppo 1, cioè nel gruppo di sostanze per le quali vi è evidenza sufficiente di cancerogenicità nell'uomo. Per quanto riguarda il tumore polmonare vi è un effetto sinergico con l'esposizione a fumo di sigaretta e vi è evidenza di un aumentato rischio correlato alle dosi di asbesto inalate; per quanto riguarda il mesotelioma, non vi è relazione con il fumo di sigaretta e vi è evidenza di casi di tumore anche per dosi molto basse di asbesto.

Le progressive ingravescenti preoccupazioni per la salute, anche della popolazione generale, legate all'utilizzo dell'amianto hanno stimolato la ricerca, e conseguente produzione, di altri materiali fibrosi artificiali in grado di sostituire vantaggiosamente l'asbesto nelle sue eccellenti proprietà tecniche e nelle sue differenti applicazioni industriali, senza rappresentare un pericolo per la salute dell'uomo.

Alla luce delle evidenze attualmente disponibili, le MMMF(man made vitreous fibers,) sono risultate caratterizzate da una minore attività biologica delle rispetto all'asbesto, tanto negli effetti fibrotici quanto in quelli neoplastici.

Sulla base principalmente di studi sperimentali, peraltro condotti mediante impianto del materiale nell'organismo degli animali da laboratorio, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato nel 1987 i materiali lana di vetro, lana di roccia, lana di scoria e fibre ceramiche quali "agenti potenzialmente cancerogeni per l'uomo", allocati nella categoria "2B" secondo i criteri stabiliti dalla International Agency for Research on Cancer di Lione.

Successivi studi sia sperimentali, che epidemiologici attuati in popolazioni professionalmente esposte, hanno portato ad una rivalutazione della classificazione adottata dall'Unione Europea: per la "lana di roccia/scoria, produzione" è prevista etichettatura di pericolosità quale "T, R49'' (tossico, cancerogeno per inalazione), mentre per la "lana di vetro, produzione" è prevista etichettatura di pericolosità quale "Xn, R40" (nocivo, possibilità di effetti irreversibili).

6.2.4 - Formaldeide e benzene

E' stato ipotizzato che anche la presenza di VOC (formaldeide, benzene) nell'aria indoor possa costituire un significativo rischio cancerogeno per i soggetti che trascorrono molto tempo negli ambienti confinati e contribuisca in modo significativo al rischio cancerogeno complessivo della popolazione generale.

6.3 - Malattie respiratorie

L'apparato respiratorio rappresenta la porta d'ingresso di vari contaminanti aerei presenti nell'aria degli ambienti confinati.

Nella tabella 1 sono descritti gli effetti sull'apparato respiratorio in relazione ai principali inquinanti indoor.

Tab. 1 - Principati inquinanti chimici degli ambienti confinati e loro effetti sulla salute respiratoria dei soggetti esposti

INQUINANTE FONTI EFFETTI SULLA SALUTE
Bambini Adulti
Fumo di tabacco ambientale (ETS) fumo di tabacco Incremento della frequenza di sintomi respiratori cronici
Incremento della frequenza di episodi infettivi acuti
Iperreattività bronchiale (aumentato rischio di sviluppare patologia asmatica)
Malattia più severa nei soggetti asmatici
Ridotto sviluppo della funzione respiratoria ventilatoria
Probabile aumento della frequenza di sintomi respiratori cronici
Probabile decremento della funzione respiratoria ventilatoria
Particolato totale sospeso (TPS) Fumo di tabacco
Sistemi di riscaldamento
Inquinamento esterno
Combustione di legna
Incremento della frequenza di sintomi respiratori cronici Probabile decremento della funzione respiratoria ventilatoria
Biossido di azoto (NO2) Cucine a gas
Stufe a gas
Caldaie
Autoveicoli posti nelle vicinanze
Probabile abbassamento della soglia di sensibilizzazione a vari allergeni
Incremento della frequenza di sintomi respiratori cronici
In soggetti asmatici: incremento del numero di episodi broncospastici e ridotta risposta alla terapia antiasmatica
Incremento della frequenza di sintomi respiratori cronici
Incerto l'effetto sulla funzione respiratoria ventilatoria
Fumo di legna Caminetti
Stufe a legna
Incremento della frequenza di sintomi respiratori cronici (notevole produzione di particolato) Aumentato rischio per lo sviluppo di BPCO
Formaldeide Materiali da costruzione
Forniture e prodotti per la casa
Fumo di tabacco
Processi di combustione
Possibili fenomeni broncoreattivi in soggetti asmatici Possibili fenomeni broncoreattivi in soggetti asmatici

6.4 - Malattie cardiovascolari

Le esposizioni a monossido di carbonio (CO) ed a fumo passivo (Environmental Tobacco Smoke - ETS) sono state associate ad effetti cardiovascolari nell'uomo ed, in particolare, alla malattia ischemica del cuore (Coronary Heart Disease - CHD).

La Environmental Protection Agency dello stato della California negli USA ha recentemente affermato che esiste un aumento del rischio (30%) per CHD associato all'esposizione al fumo passivo. L'American Heart Association's Council on Cardiopulmonary and Critical Care ha concluso che il fumo di tabacco ambientale aumenta il rischio di malattia del miocardio ed è una importante causa prevenibile di malattia e di morte per malattie cardiovascolari. Queste conclusioni sono state confermate nel 1998 dallo Scientific Committee on Tobacco and Health degli USA. Le recenti linee guida della Organizzazione Mondiale della Sanità per la qualità dell'aria (Air Quality Guidelines, WHO, 1999) riconoscono un ruolo causale della esposizione al fumo ambientale nei riguardi della patologia coronarica. Una importante meta-analisi. pubblicata nel 1999 sul New England Journal of Medicine, ha messo in evidenza un rischio relativo di 1.25 per malattia coronarica tra i non fumatori esposti a ETS. Inoltre, gli autori hanno evidenziato un trend lineare in crescita, significativo, anche in relazione alla durata in anni dell'esposizione al fumo del coniuge.

Molte persone sono esposte al fumo passivo e, poiché le malattie cardiovascolari sono una causa molto comune di morbilità e mortalità nel nostro Paese, anche se il rischio relativo di questi eventi associato al fumo passivo è piccolo, il numero di persone che ne possono essere affette è potenzialmente molto elevato. Data l'elevata prevalenza di fumatori, le conseguenze sociali e sanitarie del fumo passivo di sigaretta in relazione alla malattia ischemica del miocardio sono dunque importanti.

6.5 - Malattie da infezioni di origine indoor

I dati italiani sulle infezioni causate dalla contaminazione microbiologica dell'aria e dei sistemi di ventilazione e cilmatizzazione sono relativamente scarsi e coincidono con quelli riportati in altri Paesi europei ed extraeuropei, spesso limitati ad indagini ristrette a particolari ambienti (ospedali, sale chirurgiche e di terapia intensiva, palestre, scuole) e limitatamente ad alcuni agenti infettivi.

Tali studi hanno evidenziato come la contaminazione microbica sia legata a scarsa o, talvolta, assente idoneità delle condizioni igienico-edilizie dei locali presi in considerazione dagli studi, al sovraffollamento dei locali, alla scarsa manutenzione dei sistemi di climatizzazione.

L'inquinamento microbiologico all'interno degli ambienti chiusi può essere considerato una fonte di trasmissione di numerose malattie infettive a carattere epidemico: influenza, varicella, morbillo, polmoniti pneumococciche, legionellosi, psittacosi-ornitosi, ecc. Queste patologie sono di grande rilevanza sociale sia per il grande numero di soggetti che viene coinvolto sia per le complicanze che possono sopraggiungere, rendendo più complesso il trattamento farmacologico con conseguenti ripercussioni sui costi.

Particolare attenzione va rivolta alle infezioni trasmesse nell'ambito ospedaliero, dove la diffusione di microrganismi patogeni attraverso le condutture degli impianti di climatizzazione potrebbe rivestire un ruolo importante nella trasmissione delle infezioni nosocomiali.

La possibilità di trasmissione di infezioni in comunità chiuse quali scuole, asili, carceri, caserme, uffici fa comprendere quanto importante sia condurre indagini rivolte a definire il rischio microbiologico per poter prevenire con interventi igienico-ambientali l'insorgere di epidemie.

6.6 - Malattie da allergeni indoor

L'aumentata propensione alle allergie ha reso pericolose alcune normali componenti biologiche del nostro ambiente di vita (un tempo innocue), quali gli acari della polvere, i derivati del pelo e della saliva degli animali domestici, alcuni pollini, alcune muffe.

Per questi motivi, le malattie allergiche, specie quelle respiratorie (asma) rappresentano, nell'ambito delle patologie influenzate dagli ambienti indoor, un settore che pone problematiche del tutto particolari. In questo caso, infatti, l'effetto potenzialmente nocivo delle sostanze presenti nell'ambiente non è riferibile alle loro proprietà intrinseche, ma ad una risposta anomala di una quota di popolazione che si sensibilizza nei confronti di sostanze allergizzanti. Gli allergeni non sono inquinanti, ma componenti "normali" dell'ambiente, privi di tossicità intrinseca.

Un'entità nosologica non trascurabile è l'"alveolite allergica estrinseca" anche se l'impatto epidemiologico sulla popolazione italiana non è rilevante  rispetto alle altre allergie respiratorie, tuttavia, essa riveste un notevole interesse in medicina del lavoro. Tale patologia consegue ad un'abnorme risposta immunitaria ad esposizioni ripetute a polveri organiche. Nei bambini viene osservata specialmente intorno ai 10 anni di età in forma prevalentemente subacuta. La cessazione dell'esposizione fa regredire il quadro clinico.

Infine, oltre alle forme classiche di asma bronchiale allergico, si segnala una sindrome di notevole interesse, definita "febbre da umidificatore". In alcuni episodi a carattere micro-epidemico è emerso il chiaro coinvolgimento dell'impianto di condizionamento, tuttavia l'agente eziologico coinvolto può rimanere sconosciuto, pur nell'ambito di allergeni, tossine batteriche, endotossine.

Pur non svolgendo alcun ruolo causale inducente, alcuni contaminanti dell'aria indoor possono svolgere un ruolo importante nell'aggravare malattie allergiche già avviate. Esistono, infatti, sostanze per le quali si sospetta un ruolo favorente ("adiuvanti") il processo di sensibilizzazione in soggetti predisposti, e altre, tra cui molti inquinanti veri e propri, che possono scatenare ("triggers") nuovi attacchi di sintomi in quei soggetti che già soffrano di allergie.

6.7 - Sindrome dell'edificio malato o Sick-Building Syndrome (S.B.S.)

L'espressione S.B.S. indica un quadro sintomatologico abbastanza ben definito, descritto negli ultimi 20 anni, che si manifesta in un elevato numero di occupanti edifici moderni o recentemente rinnovati, dotati di impianti ventilazione meccanica e di condizionamento d'aria globale (senza immissione di aria fresca dall'esterno) ed adibiti ad uffici, scuole, ospedali, case per anziani, abitazioni civili. I reperti obiettivi sono limitati, probabilmente, ad una riduzione della stabilità del film lacrimale.

Queste manifestazioni cliniche sono aspecifiche, insorgono dopo alcune ore di permanenza in un determinato edificio e si risolvono in genere rapidamente, nel corso di qualche ora o di qualche giorno (nel caso dei sintomi cutanei) dopo l'uscita dall'edificio.

Sebbene i sintomi siano di modesta entità, i casi di S.B.S. che si verificano in ambienti lavorativi possono avere un costo più elevato di alcune malattie gravi ed a prognosi peggiore, a causa del significativo calo della produttività.

L'eziologia è ancora sconosciuta, probabilmente multifattoriale e variabile da caso a caso. Fattori legati agli edifici, ai sistemi di condizionamento e di ventilazione, ai programmi di manutenzione, al tipo e alla organizzazione del lavoro e fattori personali svolgono certamente un ruolo rilevante.

Il National Institute For Occupazional Safety and Health (NIOSH) ha effettuato oltre 600 accertamenti in edifici in cui erano stati segnalati problemi di salute o di comfort. Dai risultati è emerso che il problema prevalente (in quasi la metà dei casi) era costituito da una ventilazione inadeguata.

In Italia sono riportati episodi significativi, da oltre 10 anni. Non sono stati eseguiti studi epidemiologici su larga scala che abbiano interessato più edifici. Anche nell'esperienza italiana le alterazioni dei parametri ambientali, sebbene in alcuni casi significative (es. rilievo di fibre di vetro su pavimento e superfici, bassa umidità dell'aria, eccessiva illuminazione, elevata temperatura, etc.) non sembrano da sole poter giustificare l'elevatissima prevalenza di una sintomatologia così complessa e strettamente correlata con la permanenza con gli edifici studiati.

Alcuni lavori italiani hanno focalizzato l'attenzione sui costi, in termini puramente economici, di episodi di S.B.S., confermandone l'elevato impatto sociale.

6.8- Effetti irritativi e sul comfort della qualità dell'aria indoor

Comfort ambientale e benessere microclimatico si riferiscono ad una condizione dell'aria percepita come ottimale dal soggetto dal punto di vista delle proprietà sia fisiche (temperatura, umidità, ventilazione) che chimiche (aria "pulita" o "fresca"). Dal punto di vista igienico-sanitario una condizione ambientale è da considerare accettabile non solo quando i principali parametri microclimatici sono nell'intervallo di normalità e nell'aria non sono presenti contaminanti specifici in concentrazioni dannose ma, soprattutto, quando la grande maggioranza delle persone esposte (80% o più) sono soddisfatte della qualità dell'aria.

E' da sottolineare che hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo degli effetti sulla salute, oltre ai livelli di esposizione, anche le caratteristiche individuali dei soggetti esposti, che causano differenze nella manifestazione di tali effetti (suscettibilità individuale). La risposta dei singoli individui ad una stessa esposizione ambientale, o di uno stesso individuo nel tempo può, infatti, variare per una serie di condizioni personali. Alla base della ipersuscettibilità vi possono essere fattori genetici congeniti (es. deficit enzimatici) o fattori fisiologici o patologici (es. età, sesso, gravidanza, stato nutrizionale, abitudine al fumo, malattie preesistenti, allergia, asma). Gruppi della popolazione particolarmente ipersuscettibili sono i bambini, gli anziani, le donne gravide ed i soggetti con situazioni patologiche preesistenti, quali malattie polmonari, asma bronchiale, sensibilizzazione allergica.

Il microclima (complesso dei parametri ambientali che condizionano lo scambio termico soggetto-mmbiente), unitamente all'inquinamento chimico, incide in maniera significativa sulla "qualità" degli ambienti in cui si vive e si lavora e quindi sul benessere delle persone. In effetti il conseguimento del benessere termico, cioè lo stato di piena soddisfazione nei confronti dell'ambiente stesso, costituisce una condizione indispensabile e prioritaria per il conseguimento del benessere totale. La valutazione completa di benessere termico prevede che siano prese in considerazione, sia in fase di studio che successivamente in quella di intervento, anche altre condizioni: elevata differenza verticale di temperatura: pavimento troppo caldo o troppo freddo; correnti d'aria; elevata asimmetria di temperatura radiante, che costituiscono le principati cause di "disagio locale". Perché vi sia benessere non deve esserci disagio locale, dovuto a non uniformità delle varabili ambientati.

I quadri clinici caratterizzati da effetti irritativi e neurosensoriali che determinano condizioni di malessere, diminuzione del comfort degli occupanti e percezione negativa della qualità dell'aria, sono le forme più frequenti, tra le patologie determinate dall'esposizione ad agenti indoor.

I principali composti chimici responsabili di reazioni irritative negli ambienti confinati sono: formaldeide e altre aldeidi, composti organici volatili (VOC) e sostanze presenti nel fumo di tabacco ambientale, fibre minerali artificiali. L'intensità della risposta dell'organismo all'effetto irritante dipende anche da alcuni parametri microclimatici, quali temperatura ed umidità.

Anche le fibre minerali artificiali, in particolare la lana di vetro, possono essere responsabili di effetti irritativi cutanei che si manifestano con prurito intenso conseguente alla stimolazione meccanica diretta delle microfibre aerodisperse che si depositano sulla cute. Epidemie di dermatiti da fibre minerali sono state osservate in edifici, specialmente in occasione di lavori di manutenzione su pannelli coibentanti, od a seguito di contaminazione delle condutture dell'aria forzata causate da rotture dei condotti e penetrazione del coibente nel quale erano avvolte.

Alle sollecitazioni ambientali rispondono non solo vista, udito, tatto, odorato ma anche recettori (chemorecettori) meno specifici situati nella pelle e nelle mucose della bocca e degli occhi. Gli effetti sensoriali associati alla qualità dell'aria indoor sono definiti come sensazioni soggettive negative conseguenti a stimoli ambientali che non causano danni permanenti. Gli effetti sensoriali a lungo termine, collegati ad un disagio prolungato, si manifestano come irritabilità, depressione, incapacità di concentrazione, ansietà, cefalea, problemi di digestione, mal di schiena ed insonnia.

Infine, alterazioni comportamentali o effetti psico-sociali sono altri tipi di effetti secondari che possono essere osservati in presenza di disagio sensoriale legato alla qualità dell'aria: esempi di tali effetti di una certa rilevanza sono assenteismo, conflittualità, decremento della produttività, ecc.

Stime della Organizzazione Mondiale della Sanità indicano che effetti sensoriali primari o secondari, espressione di disagio, si rilevano nei soggetti che risiedono nel 30% di tutte le nuove costruzioni.

6.9 Sindrome da sensibilità chimica multipla o Multiple Chemical Sensitivity syndrome (M.C.S.)

Con il termine di sindrome da sensibilità chimica multipla si definisce una sindrome caratterizzata da reazioni di intolleranza dell'organismo ad agenti chimici ed ambientali presenti, singolarmente o in combinazione, a concentrazioni generalmente tollerate dalla maggioranza dei soggetti. La reale esistenza e definizione di questa sindrome è oggetto di ampio dibattito a livello scientifico ed al momento non vi sono ancora solidi parametri di riferimento per la diagnosi di tale patologia.

6. l0 - Intossicazione da monossido di carbonio

Per concentrazioni di CO superiori all'80% si ha l'exitus per arresto cardiorespiratorio. Le statistiche ufficiali più recenti riportano 500-600 morti l'anno in Italia, in seguito ad intossicazione acuta da CO, di cui circa i 2/3 di origine volontaria. Tali cifre sicuramente sottostimano l'entità del problema poichè molti casi di intossicazione, soprattutto quelli accidentali o i casi non mortali, non vengono correttamente diagnosticati e registrati. Particolarmente sensibili all'azione dell'ossido di carbonio sono gli anziani, le persone con affezioni dell'apparato cardiovascolare e respiratorio, la donna gravida, il feto, il neonato e i bambini in genere.

Molto si è discusso sull'esistenza di un quadro di intossicazione cronica da CO. In alcuni soggetti esposti per lungo tempo all'assorbimento di piccole quantità del tossico, è stata descritta una sintomatologia caratterizzata da astenia, cefalea, vertigini, nevriti, sindromi parkinsoniane ed epilettiche, aritmie, crisi anginose.

6.11 - Effetti da esposizione ad antiparassitari e insetticidi di uso domestico

Questi composti sono tossici per definizione ed esercitano i loro effetti principalmente sul sistema nervoso, sul fegato e sull'apparato riproduttore. Taluni sono anche sensibilizzanti allergici. Per questo gruppo di sostanze non esistono dati sull'entità della esposizione della popolazione.


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