(Provvedimento della Conferenza unificata, 24 gennaio 2008)
RELAZIONI ILLUSTRATIVE
Ministero della solidarietà sociale
Il Ministero della solidarietà sociale ha assunto il ruolo di coordinamento delle azioni del Governo nel campo delle droghe e delle dipendenze. Questo ruolo si sostanzia in interventi diversi di contatto e di cooperazione sia con le amministrazioni centrali dello Stato, sia con le regioni e le province autonome, sia con gli enti locali sia infine con l'insieme dei soggetti attivi nel settore.
Di particolare rilevanza si individua l'impegno per il coordinamento della cooperazione a livello di Unione europea ed internazionale. Presso il Ministero si riunisce il Tavolo di coordinamento delle attività comunitarie ed internazionali, che esamina tutte le questioni, raccoglie e divulga la documentazione, stabilisce ed orienta gli interventi nel settore specifico.
Il Ministero rappresenta l'Italia nel Gruppo orizzontale droghe dell'Unione europea e nel cosiddetto «Gruppo di Dublino»; partecipa al «Pompidou Group», organizzazione che fa capo al Consiglio d'Europa.
L'Osservatorio italiano sulle droghe e le tossicodipendenze (OEDT) è un altro settore di intervento e di presenza, che include il Punto focale italiano, parte e soggetto della rete dei Punti focali nazionali che fanno riferimento all'Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze. Il Ministero ha costituito il Comitato scientifico dell'osservatorio italiano, che elabora documenti e pareri su diversi temi.
A livello nazionale, il Ministero ha attivato la Consulta degli operatori e degli esperti delle tossicodipendenze, l'organismo chiamato ad esprimere pareri e valutazioni sui diversi livelli delle azioni nel campo delle droghe.
Il Ministero ha il compito di elaborare la relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. Frequentemente, di concerto con altri Ministeri, gestisce una serie di progetti diversi che coprono le esigenze di innovazione anche su temi diversi dalle dipendenze da sostanze propriamente dette, come il doping ed il gioco d'azzardo patologico. è compito del Ministero predisporre e monitorare il piano d'azione nazionale, coordinandosi con i Dicasteri interessati, le regioni e le province autonome.
Ministero degli affari esteri
L'Italia svolge un ruolo particolarmente significativo nella cooperazione internazionale in materia di lotta alla droga, che obiettivi e relative azioni della sezione «cooperazione internazionale» intendono consolidare e sviluppare.
Il nostro Paese partecipa attivamente ai maggiori fora multilaterali di settore (le Nazioni Unite, ove l'Italia è stata rieletta lo scorso aprile alla Commissione sugli stupefacenti per il quadriennio 2008-2012; il Gruppo di Dublino, al quale intervengono i maggiori donatori ed in cui all'Italia è affidata la Presidenza regionale per l'Asia centrale; il Patto di Parigi, che riunisce i Paesi interessati da produzione, transito e consumo dell'eroina afgana; il Gruppo Pompidou del Consiglio d'Europa), nonchè al dibattito in ambito comunitario.
A quest'ultimo proposito, per affrontare il problema con un approccio globale, l'Unione europea ha adottato una strategia integrata ed equilibrata, che, nel riaffermare la priorità della lotta alla droga all'interno dell'Unione come nell'azione esterna, fissa quali obiettivi principali la riduzione della domanda e dell'offerta e raccomanda lo scambio di dati attendibili ed il rafforzamento della cooperazione internazionale.
L'azione italiana si ispira quindi, sia nei sopra citati consessi multilaterali, sia nei rapporti bilaterali, al principio di approccio integrato e bilanciato e a quello di responsabilità condivisa, fatti propri dalle Nazioni Unite. La cornice normativa di riferimento è costituita dalle pertinenti Convenzioni delle Nazioni Unite (Convenzione singola sulle droghe narcotiche del 1961, Convenzione sulle sostanze psicotrope del 1971 e Convenzione sul traffico illecito di stupefacenti e sostanze psicotrope del 1988). Il rispetto dei diritti dell'uomo e del diritto internazionale, nonchè della dignità della persona che consuma droghe costituiscono criteri irrinunciabili.
Nel più generale contesto dell'azione italiana, le attività di cooperazione allo sviluppo nel settore anti-droga si rivolgono sia al sostengo delle Agenzie multilaterali specializzate (a partire dall'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine), sia al finanziamento di progetti finalizzati da un lato alla riduzione della domanda (anche attraverso la formazione ed il rafforzamento della capacità amministrativa), dall'altro a quella dell'offerta (in particolare attraverso lo sviluppo sostenibile alternativo), in coerenza con i principi sopra richiamati.
Specifica attenzione viene dedicata, nel contesto attuale, alle dinamiche del narcotraffico dall'Afghanistan, che, come è noto, costituisce di gran lunga il maggiore produttore mondiale di eroina, a quelle della cocaina sud-americana, anche con riferimento agli effetti destabilizzanti dei traffici illeciti sull'Africa occidentale, nonchè a quelle della cannabis.
Per quanto concerne il contrasto globale alla droga in ambito Nazioni Unite, l'Italia è in questa fase impegnata, in particolare, a contribuire al processo di valutazione decennale dei risultati della ventesima sessione speciale dell'Assemblea generale dedicata agli stupefacenti (XX UNGASS), che vedrà il suo primo momento in una sessione tematica della Commissione sugli stupefacenti del 2008 e si concluderà con un segmento di alto livello nella sessione successiva della medesima Commissione (2009).
Ministero dell'interno
Nel quadro dell'attuazione delle attività rivolta alla riduzione dell'offerta di sostanze stupefacenti, ancorchè l'Italia nel corso degli ultimi anni abbia sempre ricoperto il ruolo di principale attore nell'azione di contrasto al traffico internazionale di stupefacenti, a livello europeo occorre incentivare gli sforzi investigativi attraverso azioni sinergiche condivise con tutte le forze di polizia.
Le positive risultanze statistiche dimostrano che l'azione quotidiana di contrasto, operata dalla Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, nonchè, per la parte di competenza, dall'Agenzia delle dogane è quanto mai efficace, tenuto conto delle difficoltà degli scenari operativi, oramai caratterizzati dalla globalizzazione dei traffici di stupefacenti e da una rete criminale transnazionale.
In tale contesto assume quindi rilievo l'attività di intelligence, di coordinamento e di condivisione dei dati riguardanti il traffico di droghe e i gruppi criminali che li gestiscono, grazie anche all'opera che la Direzione centrale per i servizi antidroga può svolgere in virtù degli strumenti normativi ed operativi di cui è titolare.
Si tratta quindi di migliorare ulteriormente l'azione di coordinamento, che non attiene solamente al campo specifico dello spaccio e del traffico degli stupefacenti, ma coinvolge anche altri aspetti correlati, quali il riciclaggio del denaro, provento di detti traffici illeciti, e del finanziamento del terrorismo.
Esistono allo stato forti potenzialità investigative, ma soprattutto progettuali, in un quadro di assieme che necessariamente investe gli interessi di altri Paesi dell'Unione europea e non, in conseguenza della sopra esposta globalizzazione del fenomeno, che troveranno piena attuazione all'interno del piano di azione.
Ciò renderà possibile quella visione di insieme del fenomeno criminale italiano e di importazione, senza la quale le investigazioni prodotte correrebbero il rischio di arenarsi e di vanificare gli sforzi operati sul piano del contrasto al narcotraffico.
Il Ministero dell'interno - Dipartimento della pubblica sicurezza, nelle sue varie articolazioni, è dunque fortemente impegnato in maniera sinergica con le altre forze di polizia nel perseguire gli obiettivi prefissati anche dalle varie istituzioni europee ed internazionali, preposte alla lotta contro il crimine organizzato, nella sua più vasta accezione.
Ministero della giustizia
Si stima in circa 30.000 il numero di persone detenute con problemi di dipendenza da sostanze, che transitano negli istituti penitenziari Italiani. Per quanto concerne le diverse tipologie d'abuso di sostanze, il fenomeno si ripropone con la medesima distribuzione osservata nella società esterna, a riprova di una situazione che connota il carcere come «contenitore» e possibile «amplificatore» di problematiche sociali, a causa dei cronici problemi di sovraffollamento delle strutture e di scarsità di risorse.
Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha perseguito negli anni una politica volta a trasformare la detenzione in un'occasione di recupero e di trattamento attraverso il circuito degli istituti e delle sezioni a custodia attenuata, rivolte ad assuntori disposti ad intraprendere un percorso riabilitativo.
Al tempo stesso ha posto in essere, sia in autonomia sia attraverso la creazione di partnership con regioni, province, comuni, università, enti di ricerca, organizzazioni del terzo settore, programmi e progetti di intervento volti ad affrontare il problema della tossicodipendenza in carcere. In particolare si è favorito il completamento della presa in carico da parte dei SERT della popolazione detenuta tossicodipendente, mettendo a disposizione della stessa le necessarie strutture e incentivando un clima di collaborazione con il personale sanitario, ancora in carico all'amministrazione penitenziaria, con il personale amministrativo e i restanti operatori della sicurezza. Mediante uno specifico progetto, denominato «DAP Prima», svolto in collaborazione con i tribunali e le ASL di alcune grandi città italiane, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria si è fatto promotore di un'azione preventiva finalizzata ad individuare, già in fase di giudizio, percorsi alternativi al carcere - quali le comunità terapeutiche - per i tossicodipendenti autori di reati minori.
Contemporaneamente con il progetto «Iceberg: far emergere il sommerso» si sono sviluppate ricerche indirizzate a conoscere l'entità delle patologie virali croniche - HIV, HCV, HBV - correlate alla tossicodipendenza; si sono incrementate le iniziative volte a sensibilizzare la popolazione detenuta sui rischi di carattere infettivo collegati all'abuso di sostanze psicoattive e si sono moltiplicate le iniziative di formazione rivolte ai professionisti sanitari e agli altri operatori penitenziari.
Parallelamente con un apposito finanziamento si sono favoriti interventi ed iniziative locali, secondo un progetto di «bottom-up» nel quale ogni istituto penitenziario ha potuto sviluppare un proprio piano d'azione nel modo più consono alla specificità e alla realtà del territorio.
Si ritiene di richiamare l'attenzione anche sulle recentissime «Nuove regole di accoglienza in carcere» che, mediante una equipe di esperti qualificati e la messa a disposizione di strutture ad hoc, aiutano il detenuto alla prima carcerazione, all'impatto psico-fisico con il carcere.
Per il 2008 gli obiettivi principali delle azioni di competenza del Ministero della giustizia per il contrasto al fenomeno delle dipendenze patologiche negli istituti penitenziari sono:
implementare il sistema di raccolta dati informatici sul fenomeno della tossicodipendenza in carcere nella sua molteplicità di forme e di sviluppo;
favorire una maggiore presa in carico da parte dei SERT attraverso interventi di stimolo e di coinvolgimento delle ASl;
aumentare le occasioni di informazioni sull'argomento tossicodipendenza sia per la popolazione detenuta sia per il personale amministrativo e di polizia;
incrementare le iniziative formative direttamente e in collaborazione con università, enti ed associazioni;
dare ampia diffusione alle buone prassi in tema di prevenzione e cura delle patologie correlate alla tossicodipendenza;
rafforzare l'approccio multidisciplinare e pluriprofessionale alle problematiche presentate in carcere dalla persona detenuta tossicodipendente;
realizzare legami più stretti tra carcere e territorio per favorire il reinserimento nel tessuto produttivo locale del detenuto tossicodipendente al fine di prevenire il reiterarsi di comportamenti antisociali;
sviluppare azioni sinergiche di contrasto al fenomeno delle dipendenze patologiche con altri Dicasteri, regioni, stati esteri e agenzie internazionali.
Ministero della pubblica istruzione
Nel quadro di attuazione delle attività rivolte alla «Riduzione della domanda» sono da ritenersi particolarmente efficaci le azioni finalizzate a corretti stili di vita, attraverso la collaborazione e la sinergia di tutti quei soggetti a vario titolo impegnati nella prevenzione e nella promozione della salute.
La scuola costituisce la sede privilegiata per interventi educativi che accrescano la capacità di promuovere e difendere la salute dei ragazzi, attraverso una stretta collaborazione con le famiglie e il territorio. Nel mondo della scuola gli interventi di prevenzione e di promozione della salute comprendono non solo le attività di informazione, ma anche l'elaborazione degli strumenti necessari per assimilare quelle motivazioni che portano a preferire alcuni comportamenti piuttosto che altri. L'educazione alla salute è, in questo senso, una delle componenti essenziali dell'accompagnamento alla crescita e allo sviluppo integrale della persona.
Nella scuola dell'autonomia essa assume una dimensione trasversale rispetto allo svolgimento delle attività didattiche, dando luogo all'esigenza di adottare specifiche iniziative e linee di indirizzo-azione a livello nazionale.
Le iniziative di prevenzione si configurano come elementi qualificanti e strutturali dell'attività scolastica anche attraverso una fattiva collaborazione interistituzionale, che si è concretizzata in varie proposte operative realizzate d'intesa con altri partner istituzionali, nonchè attraverso l'azione concertata e condivisa con gli Enti locali, con le agenzie sociosanitarie del territorio, con Associazioni pubbliche e private e con la cooperazione dei genitori.
Il complesso delle azioni che sarà avviato dal M.P.I dovrà essere orientato al superamento della cultura dell'emergenza a favore di quella che si può definire la cultura della prevenzione. In tal senso, risulta fondamentale creare le condizioni culturali e materiali per costruire un ambiente positivo fin da quando gli alunni iniziano il proprio percorso all'interno del sistema formativo, al fine di sostenere la loro capacità di progettazione, di azione diretta, di verifica, di esplorazione e di riflessione.
La scuola, infatti, rappresenta il luogo in cui gli studenti quotidianamente sperimentano i processi di apprendimento, vivendo straordinarie opportunità di crescita intellettuale, di maturazione, di acquisizione di consapevolezza critica e di responsabilità ma, al tempo stesso, in cui si misurano anche le difficoltà, la fatica, gli errori ed i momentanei insuccessi.
Ne consegue che la qualità delle relazioni, il clima scolastico e le diverse modalità con cui si vive la scuola influenzano, più o meno direttamente, la qualità della vita, nonchè la percezione del benessere e della salute. Il benessere fisico, come noto, non è determinato solo dall'assenza di malattia o di comportamenti a rischio, ma dipende, anche, da variabili soggettive quali l'autostima, la visione che l'individuo ha di sè, la soddisfazione per la propria vita, le relazioni sociali, soprattutto con i coetanei con i quali gli studenti condividono la maggior parte delle esperienze che fanno a scuola.
Al fine di realizzare percorsi sperimentali, ricerche e programmi operativi per diffondere la cultura della salute, del benessere, migliorare la qualità della vita all'interno del sistema scolastico e prevenire qualsiasi forma di dipendenza, il Ministero della pubblica istruzione, in collaborazione con gli altri dicasteri competenti e in sinergia con i diversi soggetti presenti sul territorio, ha promosso il Piano triennale per il benessere dello studente anche attraverso l'utilizzo del sito www.benesserestudente.it, articolato in dieci azioni, con particolare riferimento al tema delle dipendenze.
Il Ministero della pubblica istruzione è, inoltre, impegnato sia nella formazione dei referenti regionali e provinciali alla salute e al benessere sia in quella dei dirigenti scolastici, dei docenti e del personale ATA, da coinvolgere, questi ultimi, in particolare su prevenzione e strategie di contrasto al fenomeno delle dipendenze.
Ministero della salute
Le direttrici entro cui il Ministero ha sviluppato le linee di intervento nel campo specifico, derivano dalle indicazioni contenute nel programma di governo, dal Piano sanitario nazionale, dalle raccomandazioni, suggerimenti ed indirizzi dell'Unione europea e dell'OMS, dalle evidenze cliniche, dalle buone pratiche, dalle esperienze più significative promosse, valutate e validate dall'Amministrazione della salute.
L'impegno del Ministero in materia di dipendenze si basa sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà di scelta, dell'uguaglianza, della solidarietà. Si prefigge di tutelare e rafforzare il benessere della società e dell'individuo, proteggere la salute pubblica, offrire un elevato livello di sicurezza per la popolazione e adottare un approccio equilibrato e integrato nei confronti del problema della droga. Un problema che deve essere percepito, a livello locale e nazionale, in primo luogo come questione di sanità pubblica volta a ridurre gli effetti nocivi per la salute umana derivanti dall'uso di stupefacenti.
Come ogni problematica complessa di salute, l'universo dipendenze può essere affrontato sotto varie prospettive: da quella politica a quella sanitaria, dalla ricerca alle evidenze scientifiche, dalla pratica quotidiana all'organizzazione dei servizi. Le nostre politiche di settore ed i nostri programmi vogliono tenere conto di tutte queste angolature e riunirle in proposte coerenti e logiche.
Il fenomeno è non solo multidimensionale, ma anche in continua e rapida mutazione. Aumentano i consumi ma l'incidenza degli effetti nocivi delle droghe per la salute e la mortalità legata alla droga si sono stabilizzate e addirittura ridotte. Sono state potenziate le misure per il trattamento dei tossicodipendenti e si sono diversificati i servizi.
Con le azioni precisate nel Piano, ci si prefigge di apportare valore aggiunto alle strategie nazionali e locali, rispettando competenze e ruoli delle altre amministrazioni e dei soggetti non istituzionali, dando spazio alle dinamiche e potenzialità di ognuno e perseguendo un uso ottimale delle risorse disponibili.
Le competenze generali in materia di droga e dipendenze sono tutte fortemente legate alla tutela e promozione della salute:
la prevenzione, (in particolare secondaria e terziaria);
l'educazione alla salute;
la definizione dei livelli di assistenza che il SSN deve garantire per le dipendenze patologiche;
le linee di indirizzo, in collaborazione ed accordo con le regioni, sulla organizzazione dei servizi;
il monitoraggio continuo del fenomeno con la costruzione di un sistema informativo ed epidemiologico informatizzato;
la formazione degli operatori sanitari;
la ricerca sanitaria finalizzata.
Al centro dell'attenzione del Ministero ci sono:
le misure di contenimento della domanda;
l'attenzione ai problemi per la salute causati dall'uso di sostanze psicoattive illegali e legali e dalla poliassunzione in combinazione delle stesse;
i comportamenti compulsavi ed additivi.
Un obiettivo, quello del contenimento della domanda, che deve far ricorso a tutte le opzioni disponibili in base alle conoscenze scientifiche più avanzate e che si deve prefiggere risultati concreti e accertabili.
Le azioni sono finalizzate a:
prevenire l'inizio dell'assunzione di droghe, anche attraverso la promozione di stili di vita salutari ed il rafforzamento delle «competenze» psicologiche e relazionali;
impedire che l'assunzione motivata dal desiderio di nuove esperienze si trasformi in uso abituale;
intervenire tempestivamente sui modelli di comportamento a rischio;
ridurre i danni per la salute e la società connessi alla droga;
tenere conto dei diversi livelli di rischio per la salute connessi con periodi della vita e situazioni specifiche (quali la prima adolescenza, la gravidanza, la guida sotto l'effetto di alcol e stupefacenti, ecc.);
potenziare l'accesso e l'efficacia dei programmi di prevenzione (dall'impatto iniziale alla sostenibilità a lungo termine);
sensibilizzare ai rischi collegati con l'uso di sostanze psicoattive e relative conseguenze (per questi obiettivi le misure di prevenzione dovrebbero contemplare i fattori di rischio precoce, l'individuazione, la prevenzione mirata e la prevenzione basata sulla famiglia e la comunita);
potenziare l'accesso ai programmi di intervento tempestivo diretti soprattutto ai giovani che assumono sostanze psicoattive per il desiderio di nuove esperienze;
potenziare l'accesso a programmi di trattamento mirato e diversificato che comprendano cure psicosociali e farmacologiche;
valutare costantemente il livello standard di efficacia dei programmi di trattamento;
potenziare l'accesso ai servizi di prevenzione e trattamento dell'HIV/AID, dell'epatite e di altre infezioni;
sviluppare la ricerca sanitaria finalizzata al monitorare la rapida evoluzione del fenomeno della droga;
incentivare gli scambi e la diffusione dei risultati della ricerca, le esperienze e le buone pratiche a livello territoriale;
incrementare le iniziative di formazione rivolte ai professionisti ed agli addetti del settore (sia del pubblico che del privato sociale);
investire fortemente sulla valutazione.
Tutte misure complementari che vanno poste in essere in modo integrato, continuativo e competente per ottenere quel valore aggiunto che solo una strategia globale può dare.
Gli obiettivi principali delle azioni di competenza del Ministero per il 2008, all'interno della più ampia strategia governativa, sono:
rimettere in moto il sistema dei servizi, sia pubblici che privati, che stanno attraversando un periodo di grande difficoltà ed affanno, anche per l'abbandono in cui sono stati lasciati negli anni precedenti;
ripensare e rilanciare le strategie della prevenzione, assumendo il progetto «Guadagnare in salute» come cornice quadro entro cui sviluppare le iniziative specifiche;
puntare ad una forte integrazione tra soggetti istituzionali (governo, regioni, enti locali) e, tra questi, il privato sociale;
assumere tutto il tema delle dipendenze sia da sostanze illegali e legali, sia da comportamenti compulsivi come terreno di azione globale sia per quanto riguarda l'organizzazione dei servizi (i dipartimenti per le dipendenze patologiche) sia per gli interventi di prevenzione;
porre la tutela della salute dei tossicodipendenti (riduzione dei rischi) come intervento ordinario di politica sanitaria;
aprire una stagione di una mobilitazione culturale per accompagnare un approccio al tema delle droghe illegali e delle tossicodipendenze verso politiche di accoglienza, inclusione, responsabilizzazione.
Dipartimento per le politiche giovanili e le attività sportive
Dalla relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze presentata dal Ministro della solidarietà sociale il 12 luglio 2007, è emerso un incremento esponenziale dell'uso di cocaina, soprattutto fra i giovani; in particolare, il consumo di cocaina è aumentato del 62% per i ragazzi fra i 25 e i 34 anni e del 50% per le ragazze tra i 15 e i 24 anni. In crescita è anche il consumo di cannabis: nel 2001, hanno dichiarato di aver fatto uso di tale sostanza almeno una volta nella vita il 22% degli intervistati, percentuale salita a 32% nel 2005. L'uso della cannabis è particolarmente diffusa nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni (il 22% dei ragazzi e il 18% delle ragazze dichiarano di averne hanno fatto uso una o più volte negli ultimi dodici mesi) mentre la percentuale decresce nella fascia di età tra i 25 e i 35 anni (16% dei ragazzi e l'11% delle ragazze).
Stabile, invece, è il consumo di eroina: nel 2006, in Italia, gli utilizzatori di eroina sono stati stimati in circa 210.000, dato simile a quello dell'anno precedente. L'eroina viene infatti percepita da tutti gli adolescenti come la sostanza più dannosa mentre la cocaina è considerata rischiosa dal 95% degli intervistati. La cannabis è invece - a torto - reputata dannosa per la salute da un numero sempre minore di soggetti.
Il fenomeno più preoccupante e diffuso tra le giovani generazioni resta comunque quello del policonsumo, ovvero l'uso concomitante di bevande alcooliche, di tabacco e di sostanze stupefacenti. Anche recenti fatti di cronaca hanno dimostrato che l'uso smodato di sostanze stupefacenti e il cocktail tra queste e l'alcool possono degenerare in fenomeni di violenza e sopruso tra adolescenti, collegati all'attenuazione se non all'eliminazione dei freni inibitori.
Occorre prendere atto della attuale potenzialità epidemica di questo trend negativo nelle abitudini giovanili, che rischia di propagarsi come un modello distruttivo difficilmente controllabile.
Appare inoltre opportuno interrogarsi sul significato profondo di questa manifestazione di disagio giovanile, contestualizzandola nell'ambiente sociale e culturale nel quale si origina.
Il consumo di droghe è e resta un comportamento antisociale e dannoso sia per sè sia per gli altri, che deve essere disincentivato con campagne educative che informino i giovani sui gravi rischi per la loro salute, responsabilizzandoli in ordine agli effetti nocivi nei confronti di terzi a seguito di condotte pericolose conseguenti all'uso di sostanze stupefacenti nonchè ai costi sociali connessi alla dipendenza.
è necessario quindi aumentare le azioni di prevenzione e di informazione sul fenomeno della tossicodipendenza, coinvolgendo la scuola, le famiglie e le reti sociali ed utilizzando strumenti di comunicazione particolarmente efficaci per le giovani generazioni quali Internet, rafforzando altresì le pratiche di «peer education», certamente più incisive delle azioni di prevenzioni provenienti dal mondo adulto o da chi non ha mai sperimentato in prima persona il fenomeno della tossicodipendenza.
Occorre, inoltre, prevedere una maggiore e più specifica tutela dei minori contro la diffusione dei comportamenti a rischio derivanti dall'uso di sostanze stupefacenti. Infatti, la condizione di maggiore debolezza e vulnerabilità psichica in cui versa un minore, la diminuzione della sua capacità di astenersi dall'assumere comportamenti devianti, ancorchè percepiti come tali, rischiano di esporlo al pericolo di comportamenti emulativi assunti da altre persone.
Prima di tutto, quindi, il Dipartimento per le politiche giovanili (POGAS) si pone come il luogo elettivo dell'ascolto e del monitoraggio di questo fenomeno, inserendosi nell'organico e collegiale lavoro delle altre istituzioni coinvolte, a livello locale, nazionale ed europeo, nella promozione delle potenzialità del mondo giovanile, dall'età scolare a quella universitaria e post-universitaria.
La promozione dei valori dello sport costituisce una delle principali iniziative per combattere il disagio giovanile che cerca rifugio nella droga e che spesso affonda le proprie radici nell'abbandono dei ragazzi alla strada in assenza di valide alternative di aggregazione.
Occorre partire dal principio incontestabile che lo sport, o meglio la valorizzazione e la diffusione della pratica e, prim'ancora, della cultura sportiva, costituiscono un efficace antidoto per prevenire comportamenti devianti, troppo spesso rilevati nei minori e negli adolescenti.
La cultura sportiva porta con sè l'educazione al rispetto della regola, al rispetto dell'altro, alla tolleranza, alla competizione, al confronto leale, all'autostima e propone un modello comportamentale positivo, comunque vincente, che è del tutto antinomico e contrapposto all'esempio negativo della dipendenza da sostanze stupefacenti. Basti pensare agli sport di squadra, che responsabilizzano i ragazzi nei confronti dei loro compagni poichè la disattenzione o la diserzione di ciascuno di loro compromettono il risultato generale.
In questa ottica intende muoversi il Ministro per le politiche giovanili e le attività sportive, che ha di recente concluso con il Ministro della salute il Protocollo d'intesa «Guadagnare salute» del 19 settembre 2007, finalizzato a favorire l'assunzione di abitudini salutari e a promuovere la diffusione dell'attività motoria e della pratica sportiva, quali fattori fondamentali per accompagnare la crescita dei giovani, per favorire l'inclusione e l'integrazione sociale e per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Le iniziative di informazione e di comunicazione volte a sensibilizzare i giovani sull'importanza di uno stile di vita attivo, a combattere comportamenti connessi all'abuso di bevande alcoliche o al «doping involontario» dovuto all'uso di integratori alimentari e a rafforzare la funzione educativa e sociale dello sport appaiono un efficace strumento di contrasto al fenomeno della tossicodipendenza e di integrazione dei soggetti in condizioni di disagio o marginalità sociale.
Per quanto riguarda il settore del doping, il POGAS intende estendere il contrasto a tale fenomeno andando oltre il mero controllo sull'uso delle sostanze dopanti. Appare infatti prioritaria l'azione di prevenzione e quindi di maggiore informazione dei riflessi nocivi sulla salute derivanti dall'uso delle predette sostanze. Altrettanto importante è la sensibilizzazione di giovani ed adulti sui valori etici dello sport, in particolare quello della lealtà sportiva e della parità di condizioni tra gli atleti, che presuppongono che l'esito della competizione non venga alterato dall'uso di sostanze vietate, idonee ad incidere sulla prestazione agonistica e sulle naturali potenzialità fisiche dell'atleta. Le campagne potranno essere avviate in sinergia con il Ministero della Salute ed il CONI, in attuazione del protocollo d'intesa sottoscritto a luglio del 2007, ma anche con le altre Amministrazioni.
La via educativa è riconosciuta, anche a livello internazionale, il migliore mezzo di contrasto al doping tanto da essere tenuta in particolare considerazione, al pari dei controlli analitici, sia dal Codice Mondiale Anti-Doping sia dalla Convenzione internazionale UNESCO contro il doping nello sport adottata a Parigi il 19 ottobre 2005, in corso di ratifica da parte dell'Italia a seguito dell'approvazione del relativo disegno di legge da parte del Governo il 23 maggio 2007 e, successivamente, dai due rami del Parlamento il 14 novembre 2007. A tale fine gli Stati Parte sono stati sensibilizzati ad ampliare l'attività di contrasto attraverso campagne informative ed educative e non solo mediante azioni repressive. L'iter di ratifica della Convenzione è stato piuttosto laborioso in quanto il Codice Mondiale Antidoping riconosce un solo organismo per ogni Stato contraente quale National Anti-Doping Organization, per l'Italia il CONI, il che ha comportato alcune difficoltà nella ripartizione di competenze con la Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping, istituita dall'art. 3 della legge n. 367/2000 ed operante presso il Ministero della Salute, per quanto concerne l'effettuazione dei controlli, lo svolgimento delle attività di contrasto al doping e la redazione della lista delle sostanze e pratiche vietate. Un accordo per la ripartizione delle competenze è stato raggiunto con la sottoscrizione del Protocollo d'Intesa tra il POGAS, il CONI e il Ministero della salute in data 5 settembre 2007. A questo proposito, il POGAS guarda con favore all'istituzione di un «numero verde» che possa orientare gli atleti ed i genitori verso un corretto uso dei farmaci, degli integratori e delle pratiche mediche.
Il 15 novembre 2007, si è tenuta a Madrid la III Conferenza mondiale antidoping, cui hanno partecipato 1500 delegati di 152 Paesi e 28 Ministri dello Sport, per l'adozione del nuovo Codice mondiale Anti-Doping e la nomina del nuovo Presidente della World Anti-Doping Agency (WADA), allo scopo di rafforzare la cooperazione internazionale per la lotta al doping, sul presupposto della radicale incompatibilità tra sport e doping.
Nell'ambito della prevenzione si inquadra anche il progetto di responsabilizzazione dei gestori delle palestre nel combattere la diffusione di sostanze dopanti mediante l'attribuzione di un «bollino blu» per le palestre certificate che garantiscano il contrasto all'uso di sostanze nocive.
Tra le iniziative concrete già assunte per arginare l'abuso di bevande alcoliche tra i giovani, va ricordata la sottoscrizione, in data 15 marzo 2007, del codice di autoregolamentazione per la sicurezza stradale, promosso dal Ministro per le politiche giovanili e dal Ministro dell'interno, con il coinvolgimento dei rappresentanti dei produttori di alcolici e quelli dei locali di ritrovo e da ballo, al fine di orientare i giovani alla cultura della responsabilità e della legalità in tema di sicurezza stradale. Al fine di contrastare le «stragi del sabato sera» all'uscita delle discoteche, che colpiscono sempre più frequentemente giovani e giovanissimi, che si mettono alla guida in stato di ebbrezza dovuto all'eccessivo uso di alcol o di sostanze stupefacenti, è stata favorita l'identificazione del «guidatore designato», ossia di colui che, in un gruppo di giovani che si recano insieme in un locale notturno, si impegna a non bere alcolici, beneficiando, a titolo di incentivo, di biglietti omaggio o ridotti per l'ingresso nel locale o di sconti sulle consumazioni analcoliche.
Nel complesso, la fascia di età più colpita dalle conseguenze degli incidenti stradali è quella tra i 25 e i 29 anni. Gli incidenti stradali, infatti, sono la prima causa di morte per i giovani ricompresi nella predetta fascia di età. Peraltro, gli incidenti che presentano il più alto tasso di mortalità avvengono di notte; in particolare gli incidenti del venerdì e sabato notte sono pari a quasi la metà del totale degli incidenti notturni.
Nella stessa direzione è la campagna di comunicazione sulla sicurezza stradale «la vita non è un optional», promossa il 2 agosto 2007 dal Ministro per le politiche giovanili, il Ministro dell'interno, la Fondazione ANIA per la sicurezza stradale e i gestori di telefonia mobile TIM, Vodafone, WIND e Tre, che prevede l'invio di diversi milioni di sms ai giovani tra i 18 e i 35 anni con il messaggio «chi beve non guida, chi guida non beve». Per i ragazzi che conservano il messaggio e che, a seguito di un controllo da parte delle forze di polizia, risultano avere un tasso alcolico pari a zero, è prevista la possibilità di partecipare all'estrazione di alcuni premi, tra i quali, i biglietti per assistere a grandi eventi sportivi.
Dipartimento per le politiche della famiglia
Il Dipartimento per le politiche della famiglia è la struttura deputata alla promozione ed al coordinamento dell'azione del Governo volta a tutelare i diritti della famiglia in tutte le sue componenti e le sue problematiche generazionali, nonchè ad assicurare l'attuazione delle politiche in favore della famiglia in ogni ambito.
In particolare il Dipartimento cura, avvalendosi dell'Osservatorio nazionale sulla famiglia, la redazione del Piano nazionale per la famiglia, che costituisce il quadro conoscitivo, promozionale e orientativo degli interventi relativi all'attuazione dei diritti della famiglia. Inoltre il Dipartimento fornisce supporto all'attività dell'Osservatorio nazionale per l'infanzia, che ha, tra l'altro, il compito di predisporre il Piano nazionale d'azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva.
Per quanto concerne in particolare il fenomeno delle tossicodipendenze, si rileva come la fascia di età in cui si entra in rapporto con le sostanze sia quella dell'adolescenza, in cui i giovani vivono all'interno di nuclei familiari, e che il problema, secondo le più recenti statistiche, non riguarda poche famiglie svantaggiate, ma attraversa, con diversa pesantezza, gran parte delle famiglie italiane.
Rientrano quindi a pieno titolo tra gli interventi a favore delle famiglie quelli intesi alla prevenzione e al recupero delle tossicodipendenze, attraverso l'integrazione e la messa a sistema di tutte le azioni orientate in questo senso dei diversi soggetti protagonisti: famiglie, scuola, servizi.
In questo senso si segnala l'intesa, stipulata in Conferenza Unificata ai sensi dell'art. 1, comma 1251, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296, finalizzata alla riorganizzazione dei consultori familiari, potenziandone il ruolo sociale - di ascolto, prossimità, presa in carico precoce delle situazioni di disagio - nei confronti delle famiglie.
Regioni e province autonome e Enti locali
Dopo la riforma del titolo V della Costituzione, le regioni hanno assunto ampie e articolate competenze in tema di organizzazione dei servizi sociosanitari.
E' del tutto evidente, che il contrasto al consumo e all'abuso di sostanze e il trattamento delle dipendenze richiedono un impegno sinergico e una leale collaborazione tra Stato e regioni. Tale impegno, che parte dall'accordo nella definizione dei livelli essenziali di assistenza che devono essere assicurati su tutto il territorio nazionale, si allarga a temi quali la promozione della salute e del benessere, il reinserimento sociale e lavorativo e il contrasto all'esclusione sociale.
In questo primo Piano nazionale d'azione contro le droghe, le regioni si impegnano, assieme alle istituzioni centrali a:
creare luoghi di coordinamento stabile, in particolare in accordo con gli enti locali;
contribuire fattivamente alla mappatura delle risorse dedicate al settore;
costruire strumenti regionali di programmazione pluriennale, dando attuazione alle linee progettuali di carattere preventivo, trattamentale-riabilitativo e di riduzione del danno, condivise all'interno del piano stesso;
contribuire ad una migliore comprensione del fenomeno attraverso l'implementazione dei flussi informativi e a valutare adeguatamente le azioni intraprese.
promuovere e valorizzare reti locali impegnate nel contrasto al traffico e spaccio e nell'azione verso gli abusi di droghe
Questo primo piano nazionale, di durata annuale, pone le basi per una programmazione di più ampia portata, con l'obiettivo di migliorare il funzionamento e la qualità della rete dei servizi e degli interventi nel settore.