DMS 27.04.23 - premessa

  Premessa

(Decreto del Ministero della Salute, 27 aprile 2023)

IL MINISTRO DELLA SALUTE

Vista la legge 27 dicembre 2017, n. 205, recante il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020 ed in particolare l'art. 1, comma 456, che ha stabilito che «In ottemperanza alle sentenze del Tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio, sezione 1-bis, n. 640/1994 e del Consiglio di Stato, sezione IV giurisdizionale, n. 2537/2004, e per il completamento degli interventi perequativi indicati dal Ministro della salute con atto DGPROF/P/3/I.8.d.n.l del 16 giugno 2017, con decreto del Ministro della salute sono individuati i criteri di riparto delle risorse tra i soggetti beneficiari, nel limite della spesa autorizzata di 500.000 euro per l'anno 2018 e di un milione di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, nonchè il relativo monitoraggio»;

Vista la legge 30 dicembre 2021, n. 234, recante il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024 ed in particolare l'art. 1, comma 752, che prevede che «L'autorizzazione di spesa di cui all'art. 1, comma 456, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, è incrementata di 2 milioni di euro per l'anno 2022, 3 milioni di euro per l'anno 2023 e 5 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2024 al 2027. Con decreto del Ministero della salute sono individuati, entro il 30 giugno 2022, i criteri di riparto delle risorse tra i soggetti beneficiari nel limite della spesa autorizzata ed è assicurato il relativo monitoraggio»;

Visto il successivo comma 753 della citata legge di bilancio per il 2022 sopra richiamata che stabilisce che «Ai maggiori oneri derivanti dall'applicazione del comma 752, pari a 2 milioni di euro per l'anno 2022, 3 milioni di euro per l'anno 2023 e 5 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2024 al 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all'art. 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190»;

Vista la sentenza del Consiglio di Stato sezione IV giurisdizionale, n. 2537/2004, che nel confermare la decisione di 1° grado del TAR Lazio (sez. bis - n. 640/1994), nell'ambito di un ricorso volto ad ottenere l'accertamento del diritto dei medici ex condotti a percepire la retribuzione individuale di anzianità (cd. R.I.A.), ha ritenuto illegittimo l'art. 133 del decreto del Presidente della Repubblica 28 novembre 1990, n. 384, recante il «Regolamento per il recepimento delle norme risultanti dalla disciplina prevista dall'accordo del 6 aprile 1990 concernente il personale del comparto del Servizio sanitario nazionale, di cui all'art. 6 del decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68» sul presupposto dell'identità dello status di medico dipendente delle unità sanitarie locali e dello status di medico ex condotto;

Considerato che sul territorio nazionale, anche in seguito all'evoluzione contrattuale degli istituti giuridici ed economici concernenti i medici ex condotti e al susseguirsi di pronunce giurisdizionali non univoche, si è registrato un comportamento difforme da parte delle aziende sanitarie e delle regioni nel determinare il trattamento economico complessivo spettante ai medici stessi, che ha alimentato l'insorgenza di ulteriore contenzioso;

Vista la nota DGPROF/P/3/I.8.d.n.l del 16 giugno 2017 con la quale il Ministero della salute, nel prendere atto delle predette difformità di comportamenti registrate sul territorio nazionale, raccomandava alle regioni di adottare ogni iniziativa utile ad eliminare situazioni di disparità di trattamento, con finalità perequative tra i medici ex condotti, anche in funzione deflattiva del contenzioso;

Tenuto conto che le risorse di cui alla sopra citata legge 30 dicembre 2021, n. 234, risultano stanziate sul capitolo 5712, denominato «Somme da destinare in ottemperanza delle sentenze TAR del Lazio e Consiglio di Stato e completamento degli interventi perequativi», iscritto nello stato di previsione del Ministero della salute, nell'ambito del programma Regolamentazione e vigilanza delle professioni sanitarie, della missione tutela della salute, azione attività di regolamentazione, vigilanza e riconoscimento nell'ambito della disciplina delle professioni sanitarie;

Considerato che le risorse stanziate per l'anno 2022, pari a 2 milioni di euro, hanno costituito economie di bilancio;

Considerato che il legislatore con le citate disposizioni, come chiarito con sentenza della Corte di cassazione n. 844 del 4 maggio 2020, si è limitato a prevedere uno stanziamento di somme da ripartire, con decreto del Ministro della salute, secondo criteri perequativi;

Visto l'art. 36, par. 4, del regolamento (UE) 2016/679, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonchè alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati);

Visto il Codice in materia di protezione dei dati personali, recante disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento nazionale al regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonchè alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (decreto legislativo n. 196 del 2003, come modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101) e, in particolare, l'art. 154, comma 5;

Ritenuto, pertanto, di dover procedere ad individuare appositi criteri di ripartizione delle risorse stanziate e disponibili per garantire gli interventi perequativi previsti dalle citate disposizioni, nei limiti delle risorse disponibili;

Acquisito il parere favorevole della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, nella seduta del 19 aprile 2023 (rep. atti n. 95/CSR);

Decreta:


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